La distillazione delle piante per produrre oli essenziali ed idrolati
Lavanda di Romagna

Un paio di anni fa con un’amica abbiamo deciso di acquistare und distillatore per gli oli essenziali. Io ero un po’ restia ma poi mi sono convinta, così è iniziata un’avventura. Per la prima distillazione è venuto ad assisterci un amico che lo fa da anni ed è stata subito magia. Era fine giugno e abbiamo provato col lavandino ovvero la lavanda ibrida. Quando ha iniziato ad uscire il liquido che è un misto di idrolato ed olio essenziale si è sparso un profumo meraviglioso nell’aria. Dopo un paio di ore avevamo ottenuto circa 30 ml di olio essenziale e un paio di litri di idrolato.
La distillazione della maggior parte delle piante avviene in corrente di vapore, per dirla in poche parole c’è una caldaia con acqua che giunta ad ebollizione emette il vapore acqueo che attraversa tutto il vegetale posto sopra ma separato dall’acqua e quando la pressione dentro la caldaia aumenta viene incanalato in una serpentina che poi viene raffreddata ad acqua provocando la ricondensa. Il prodotto, tornato allo stato liquido viene raccolto in un vaso separatore dal quale si preleverà l’olio essenziale.

Il vapore acqueo nel suo passaggio raccoglie l’essenza della pianta, l’olio eterico o essenziale e anche molti componenti idrosolubili. La resa in olio dipende dalla pianta in primis ma ci sono anche numerose varianti che consentono di fare solo previsioni di massima. La pianta che ha una resa tra le migliori è la lavanda e la lavanda ibrida.
Quest’anno mi è capitata la fortuna che il proprietario di un lavandeto ha lasciato liberamente raccogliere la lavanda e quindi ne ho potuta accumulare un certo quantitativo da distillare.



Il posto è meraviglioso, vicino a Brisighella (Ra) in un saliscendi di morbide colline i lunghi filari di lavanda attirano centinaia di api, farfalle ed altri insetti. Sono voluta tornare al tramonto per vederlo nella pace e nella luce della sera.



Ho distillato anche la menta nel mio campo, un regalo dei precedenti abitanti marocchini, che si è sparsa ovunque colonizzando vaste zone, un po’ di melissa (per l’esigua quantità ne ho ricavato solo prezioso idrolato) e vorrei provare anche con l’alloro, mentre per il rosmarino aspetterò perché non è fiorito.


In questi giorni non riesco a concentrarmi su altro, è un lavoro che mi prende e mi impegna totalmente. Devo tenere d’occhio la pressione della caldaia che non salga eccessivamente, la temperatura del contenitore della serpentina perché sia sempre fresco (tramite immissione di acqua) e infine controllare il liquido che scende nel separatore fino al momento magico in cui prelevo il prezioso olio essenziale prodotto.

Una distillazione dura da un minimo di un’ora e mezzo in su. Mediamente due ore, due e mezzo. Una distillazione più lunga consente di estrarre componenti diverse. Intanto sto lì vicino, guardo i miei animali, ascolto il vento e annuso il profumo che si spande attorno, aspetto che avvenga il miracolo. E’ un’attività di pazienza e sicuramente non conviene molto economicamente se si calcola il tempo impiegato e la fatica, a meno che non si tratti di grandi quantità.



La pianta concede la sua parte vitale ed eterica, l’olio essenziale concentra l’essenza della pianta che si svuota completamente. Trovo sempre un po’ triste inserire una pianta vitale e fresca e ridurla in una massa grigiastra, ma il risultato è veramente sublime. Lo scarto è comunque utile, lo metto nel pollaio perché contenendo ancora oli essenziali tiene lontani gli insetti e ha un’azione debolmente antisettica e antibatterica, o lo uso come pacciamatura per gli stessi motivi.
Un prodotto secondario è il prezioso idrolato, o acqua aromatica, cioè il vapore che si è ricondensato e che contiene una buona percentuale di olio essenziale e tante sostanze idrosolubili che ha portato via al suo passaggio.
Lo utilizzo in cosmesi, per la preparazione dei miei prodotti, in cucina e da aggiungere alle bevande, come terapia, e anche tal quale come tonico viso e spray dopobagno. Quella di menta, tenuta in frigo e spruzzata addosso nei giorni più caldi dona un grande sollievo e alleggerisce le gambe pesanti.
Sempre con idrolato di menta preparo una rinfrescante bevanda aggiungendone qualche cucchiaio (a gusto) all’acqua fredda, volendo si può aggiungere qualche fettina di limone.

L’olio essenziale dopo l’estrazione va lasciato maturare e respirare per un po’ affinchè tutte le componenti aromatiche si stabilizzino e creino la giusta sinergia di aromi.
La composizione chimica dell’olio essenziale è molto complessa, quello di lavanda ad esempio contiene “dal 25 al 38% di linalolo, dal 25 al 45% di acetato di linalile, dallo 0,1 allo 0,5% di limonene, dallo 0,3 all’1,5% di cineolo, dallo 0,2 allo 0,5% di canfora, dallo 0,3 all’1% di alfa terpineolo, dal 4 al 10% di beta ocimeni cis, dal 2 al 6% di beta ocimeni trans, dal 2 al 6% di 1-terpinen-4-olo, dallo 0,5 all’1,8% di 3-octanone e dallo 0,3 allo 0,6 di lavandulolo. La droga deve contenere non meno dello 0,8% di essenza (Farmacopea Francese X). Contiene inoltre una buona quantità di tannini (circa il 12%) e anche flavonoidi, derivati cumarinici e fitosteroli, e discrete quantità di acido rosmarinico” (cit.) e questi componenti sono molto variabili perché dipendono dal luogo di coltivazione, dal metodo, dalla meteorologia (più o meno piogge o sole) e dal terreno. Se non lo si fa analizzare è difficile stabilirlo, il naso può aiutare, anche se secondo me non è così importante saperlo, perché la pianta non agisce mai per i suoi componenti divisi, ma per la sinergia che si crea che è diversa e migliore della mera somma dei componenti. Questa la differenza tra essere in contatto con la natura e farsi aiutare da lei e invece rivolgersi alla chimica. Sono approcci diversi per casistiche e soggetti diversi.


…intanto attorno a me….

Gli oli essenziali mediamente non scadono. Meglio conservarli al fresco ma tranne quelli di agrumi durano molti anni e alcuni migliorano nel tempo.
Ho deciso di creare anche una linea alla lavanda in elaborazione in questi giorni, ho fatto dei graziosi mazzetti di lavanda blu, un fervida di lavanda, oleolito e tintura madre oltre ad essicazione per tisane ed altro. Ho intenzione di preparare anche graziosi cuscinetti di erbe profumate da mettere nel letto.

Insomma la lavanda è come il maiale, non si butta via niente!
Bellissimo e interessante articolo.
Complimenti 👍
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